Nel pomeriggio ero solito leggere di fronte alla finestra del soggiorno, l’aria tiepida della primavera pervadeva ogni angolo della mente, ogni speranza e i giovani Finzi-Contini continuavano, ancora ignari della morte, a giocare a tennis nel Barchetto del Duca. Il futuro non era mai stato così possibile, così violabile. Ne avevo le chiavi, la mia giovinezza. Di lì a poco sarebbero cominciate le vacanza estive e il mio cane immaginava già corse di lingue a rincorrere biciclette. Avevo quattordici anni ed Atlantide splendeva ancora di oricalco. Sulla scrivania poco distante il vecchio dizionario Rocci, già debitamente rilegato, avrebbe aspettato ancora qualche mese prima di essere sfiorato per la prima volta dalla mia matita. Fuori dalla finestra i grappoli di glicine ondeggiavano lenti al Kyrie di Giovanni da Palestrina. Mia madre era bella e mio padre era più giovane di quanto ora sia io. Di tutto questo, da lì a poco, la vita ne avrebbe fatto solo ricordi.
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Stepas, A momentary lapse of future



