Serro vermigli nodi di carne
alla memoria,
cancellando cluster di ricordi inutili
con scosse elettriche
innervate d’oblio,
ma le rondini,
mai dimenticherò le rondini
che volano dentro il tuo sorriso
azzurro,
garrendo sciabolate
nella polpa del cuore.
(de roses tarissant tout parfum au soleil)
La via che s’apre al mio soggiorno
in questo lato del tempo
esplode al sottile bagliore
della calura appena sfilata
dall’abbraccio del giorno
e perciò resto
svuotato della terra
e sradicato al velo
azzurro come sospeso
al farsi del domani inatteso,
passo per passo
ma senza moltiplicare,
semmai sottrarre,
la parola in eccesso
di vuoto.
Immagino la casa
di pietra, il giardino,
de roses tarissant tout parfum au soleil,
ascolto le parole
(riaffiorate, non più eluse)
e quel che fu inseparabile
al cuore
s’intrama al passo lento
di ciò che insieme aggiungeremo.
Tacciono, d’un tratto, le voci
perdute dal vento
ai quattro angoli della sua rosa
per lasciarmi,
seduto in faccia all’ovest del giorno,
ad aspettarmi,
infine.
Salina
Il silenzio,
d’un colpo,
risoffia d’ali,
i lini bianchi alle finestre
e d’agrumi il giorno s’incanta
e mare in spume
in petto risacca
a sfinire
il cielo,
per languore
di meriggio
accecato
sulle tue palpebre
chiuse.
(stasera intreccerò
ghirlande
di mirto e rosmarino,
che inchioderò alla mia porta,
quando l’estate sarà finita,
perché mai
l’inverno
ti geli il cuore,
perché mai
la notte
inabissi il mare)
Il silenzio,
ancora,
risuona d’ali,
penombre allungate al frinire
di cicale
sospese su rossa terra,
dove danzano tamerici
inebriate
al volo radente
dello scirocco
a venire,
per chiudere il tempo
dell’attesa.
piccolo esercizio di autocommiserazione serale
ho camminato strade appena intraviste,
sviste in angoli d’oblique abitudini,
bevute d’un fiato,
senza cauzione,
lasciate appese a fendere
brezze notturne,
colate giù dai muri
dove prima c’erano odori
d'uomini e nient’altro
che tornare al punto del mal ritorno
così come, impotente,
l’onnipotenza della catarsi giace e sta,
senza più parole.
agli angoli della bocca,
un rivolo appena
d’attonito candore.
Αποκάλυψις
Il redde rationem per la felicità vissuta include sempre l’anatocismo del dolore versato e mai, sotto il sole dell’attesa, scorgiamo il fiato corto dell’Esattore perché distratti dal troppo fulgore del Nulla.
Seduto di fronte a del riso in bianco, a monete finite, attendo che mi colga il dubbio o anche solo una visione d'altrove.
Sera d'inverno
uno stormo
di becchi tesi a vibrare corde di vento
sfigura il cielo a grappoli,
a scivoli,
a soffi
e neri scrosci di piume
s’avvitano danzando
per poi stare
in impercettibile sosta
che sbriciola l’attesa
e noi come persi
negli occhi
a contare le rotte,
additando geometrie celesti
d’ infanti auspici.
lo stormo
s’allontana
bucando l’aria fredda della sera.
Lascerà parole non dette
a volare nella mano chiusa,
il dito ancora teso verso il vuoto.
Coming Back Home
Si torna sui passi, a volte, per necessità o svista, per seguire la chiusa del cerchio o per spezzare l’abbraccio del samsara. Torno a scrivere dopo venti mesi di silenzio. Se sarò ancora in grado di dare voce all’anima muta. Sarà un inizio oppure una fine e sarò anch’io il vago gesto della mano che fende l’aria prima di toccare il volto amato, prima del bacio a suggello dell’addio, prima di svanire in un sorriso timido. Torno sui passi a svegliare l’anima domata. Ora posso guardarla negli occhi e sostenere il suo sguardo. Perché ho combattuto e ho vinto.
Excipit
Del resto, tutto quello che ormai lo interessava al mondo era lì davanti a lui. Guardò il suo compagno avviarsi al pianoforte (avrebbe sicuramente suonato Chopin o forse Sakamoto), vide Amy la gatta ancheggiare lentamente e poi fermarsi, indecisa se farsi le unghie sul tappeto persiano o su quello verdeacido di Ikea ed infine lanciò uno sguardo fugace allo specchio, tanto per avere conferma dell’efficacia della nuova dieta. Avrebbe dovuto far presto: da lì a un’ora sarebbero stati ospiti dagli amici di sempre. Aprì per l’ultima volta la scatola viola delle vecchie foto (le vite precedenti o, come le chiamava lui, le vite a perdere) e la portò fuori in giardino, la cosparse d’alcol e l’accese con l’ultimo cerino rimasto in casa da quando aveva smesso di fumare. Rientrando in casa sorrise sovrappensiero, passando davanti alla generosa fioritura dell’Archiduc Joseph.
2009/05/03 (kite’s still flying)
Oggi ho fatto volare l’aquilone. Per la prima volta nella mia vita. E stasera ho il naso rosso per il troppo sole. Oggi ho volato insieme al mio aquilone. Su nel cielo e ancora più in alto, prendendoti per mano e portandoti con me, lassù, a vedere dall’alto la gioia di fare le cose mai fatte, cambiando gli schemi del sentirsi felici, per un giorno, un’ora o persempre. Sento ancora sulla pelle tutto il vento del giorno, negli occhi ancora il verde dei prati, nel cuore il tuo sguardo sereno in mezzo ad altri mille aquiloni, alle risate dei bambini, alle parole degli amici. Perché la felicità si nasconde anche in un soffio di vento.
a

Gimnopedia n.1
Danzerò con te questo valzer lento, danzerò con te nel vento e nel tempo lieve, come sabbia, come foglia nel soffio di cielo di un pomeriggio d’azzurra primavera. Danzerò con te e saremo, io e te, le note dell’aria, i sorrisi delle foglie appena nate, le traiettorie delle rondini appena arrivate, il vino appena versato, le rose adesso sbocciate.